Le Origini delle Rune: Il Sacrificio di Odino (Hávamál 138-139)

“Per comprendere la Magia Runica, non basta memorizzare i simboli. Bisogna comprendere lo stato di coscienza che ha permesso di riceverli. Le Rune non sono state ‘inventate’, sono state ‘afferrate’ attraverso un’esperienza di premorte e sacrificio sciamanico. Quella che segue è la traduzione originale e commentata delle stanze 138 e 139 dello Hávamál (Le parole dell’Eccelso), dove il Dio Odino narra in prima persona la sua auto-immolazione sull’Albero del Mondo per ottenere la Sapienza.”


Il Testo Sacro: Hávamál (Stanza 138)

Questa è forse la strofa più famosa di tutta la letteratura norrena. Descrive l’unione tra il sacrificante e il sacrificato.

Testo originale (Norreno Antico):

Veit ek, at ek hekk vindga meiði á nætur allar níu, geiri undaður ok gefinn Óðni, sjálfur sjálfum mér, á þeim meiði, er manngi veit hvers hann af rótum renn.

Traduzione Italiana:

So che stetti appeso all’albero sferzato dal vento per nove notti intere, ferito da una lancia e consegnato a Odino, io stesso a me stesso, su quell’albero che nessuno sa da quali radici nasca.

Il Testo Sacro: Hávamál (Stanza 139)

Qui vediamo la natura della privazione sensoriale e il momento dell’illuminazione magica.

Testo originale (Norreno Antico):

Við hleifi mik seldu né við hornigi, nýsta ek niður, nam ek upp rúnar, æpandi nam, fell ek aftur þaðan.

Traduzione Italiana :

Non mi offrirono pane né corno [per bere], guardai verso il basso, afferrai le rune, urlando le afferrai, e ricaddi giù da lì.


Spiegazione Esoterica e Analisi

1. L’Albero “Sferzato dal Vento” L’albero è Yggdrasil, l’Axis Mundi. “Sferzato dal vento” (vindga) indica che si trova in uno spazio liminale, esposto alle forze del caos e degli elementi. Per il praticante di magia, questo rappresenta l’uscita dalla zona di comfort e l’ingresso in una realtà spirituale turbolenta.

2. “Io stesso a me stesso” (sjálfur sjálfum mér) Questo è il concetto chiave dell’iniziazione odinica. Odino non sacrifica a un dio esterno. Egli è sia la vittima che il carnefice, sia il donatore che il ricevente. Nella magia runica, questo insegna che la vera saggezza non viene dall’esterno, ma dal sacrificio della propria parte “piccola” (l’ego profano) per nutrire la propria parte “divina” (il Sé superiore).

3. Le Nove Notti Il nove è il numero magico per eccellenza nella mitologia norrena (i nove mondi). Rappresenta un ciclo di gestazione completo. È un periodo di incubazione nel buio e nel dolore, necessario per la rinascita.

4. “Urlando le afferrai” Le rune non vengono studiate sui libri in questo contesto mitico; vengono strappate all’ignoto. Il verbo nema (tradotto qui come “afferrai” o “presi su”) implica un’azione fisica, violenta e immediata. L’urlo (æpandi) è il rilascio di potere, il suono primordiale che accompagna l’illuminazione improvvisa. Le Rune, quindi, non sono solo lettere: sono chiavi vibratorie dell’universo scoperte in uno stato di estasi sciamanica..


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